Credito d’imposta ZES Unica 2026

Credito d’imposta ZES Unica 2026: una leva concreta per chi investe

Il credito d’imposta ZES Unica 2026 rappresenta una delle agevolazioni più rilevanti per le imprese che intendono realizzare investimenti produttivi nelle aree ammesse dalla disciplina della Zona Economica Speciale. Non si tratta di un finanziamento diretto a fondo perduto, ma di un credito d’imposta utilizzabile in compensazione tramite modello F24, quindi di uno strumento fiscale che può ridurre in modo significativo il carico finanziario dell’investimento.

La ZES Unica è stata istituita dal decreto-legge n. 124/2023 a partire dal 1° gennaio 2024 e comprende i territori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, sostituendo le precedenti Zone Economiche Speciali territoriali con una struttura unica per il Mezzogiorno.

Per il 2026, la misura è particolarmente importante perché la Legge di Bilancio 2026 ha confermato il finanziamento del credito d’imposta ZES anche per gli anni 2026, 2027 e 2028.


 Scheda rapida dell’agevolazione

Misura:
Credito d’imposta per investimenti nella ZES Unica

Annualità:
2026, con prosecuzione prevista anche per 2027 e 2028

Destinatari:
Imprese operative o che si insediano nelle aree ammesse

Investimenti:
Macchinari, impianti, attrezzature, immobili strumentali, terreni nei limiti previsti

Importo minimo:
progetto 200.000 euro

Importo massimo agevolabile:
100 milioni di euro per progetto

Utilizzo:
Compensazione tramite F24

Domanda 2026:
Dal 31 marzo 2026 al 30 maggio 2026

Comunicazione integrativa:
Dal 3 gennaio 2027 al 17 gennaio 2027

Certificazione spese:
Necessaria certificazione da revisore legale o società abilitata


Chi può accedere al credito d’imposta ZES

Possono accedere al credito d’imposta le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato, già operative oppure intenzionate a insediarsi nelle aree ammesse, a condizione che l’investimento riguardi beni strumentali destinati a strutture produttive ubicate nei territori agevolabili.

L’agevolazione non è però aperta indistintamente a tutti i settori. Sono esclusi, tra gli altri, i soggetti che operano nell’industria siderurgica, carbonifera, lignite, trasporti — salvo alcune attività di magazzinaggio e supporto ai trasporti — produzione e distribuzione di energia, infrastrutture energetiche, banda larga, settore creditizio, finanziario e assicurativo. Sono inoltre escluse le imprese in liquidazione, scioglimento o in difficoltà secondo la normativa europea.

Questo significa che prima di presentare la comunicazione è fondamentale verificare con attenzione:

- codice ATECO dell’impresa;
- localizzazione dell’unità produttiva;
- tipologia di investimento;
- dimensione aziendale;
- eventuali rapporti di controllo o collegamento tra venditore e acquirente;
- compatibilità con altri aiuti già ottenuti.


Quali investimenti sono agevolabili

Rientrano tra gli investimenti ammissibili gli acquisti, anche tramite leasing, di nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive esistenti o da realizzare nelle aree ammesse. Sono inoltre agevolabili l’acquisto di terreni e l’acquisizione, realizzazione o ampliamento di immobili strumentali effettivamente utilizzati per l’attività d’impresa.

Per gli immobili strumentali è prevista una regola importante: il valore di terreni e fabbricati ammessi all’agevolazione non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato. Sono invece esclusi i beni destinati autonomamente alla vendita, i beni trasformati o assemblati per ottenere prodotti destinati alla vendita e i materiali di consumo.

In pratica, l’agevolazione è pensata per sostenere investimenti produttivi reali, strutturali e durevoli, non semplici acquisti ordinari o beni di consumo.


Importo minimo e massimo dell’investimento

Uno degli aspetti più importanti riguarda la soglia minima: non sono agevolabili i progetti di investimento inferiori a 200.000 euro. Questo dato è decisivo perché rende la misura adatta soprattutto a imprese con programmi di investimento strutturati, come ampliamenti produttivi, acquisto di immobili strumentali, nuovi impianti, attrezzature rilevanti o progetti di espansione aziendale.

Il credito d’imposta è commisurato al costo complessivo dei beni agevolabili nel limite massimo, per ciascun progetto, di 100 milioni di euro.


Quanto vale il credito d’imposta

La percentuale del credito d’imposta varia in base a tre elementi:

- regione o area in cui si realizza l’investimento;
- dimensione dell’impresa;
- importo e natura del progetto.

Per i progetti fino a 50 milioni di euro, le percentuali massime indicate dalla disciplina possono arrivare, per esempio, al 60% per le piccole imprese in regioni come Campania, Calabria, Puglia e Sicilia; al 50% per le medie imprese nelle stesse regioni; e al 40% per le grandi imprese. Per Basilicata, Molise e Sardegna le percentuali ordinarie risultano inferiori, mentre sono previste intensità specifiche per alcuni territori e per le zone individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale.

Attenzione però: queste sono le intensità massime previste. L’importo effettivamente fruibile può dipendere dal rispetto dei requisiti, dalla corretta presentazione della comunicazione, dalla disponibilità delle risorse e dalle regole applicabili al singolo caso.


Come si presenta la domanda per il 2026

Per l’anno 2026, gli operatori economici devono comunicare all’Agenzia delle Entrate, nel periodo dal 31 marzo 2026 al 30 maggio 2026, l’ammontare delle spese ammissibili già sostenute dal 1° gennaio 2026 e di quelle che prevedono di sostenere fino al 31 dicembre 2026.

Successivamente, a pena di decadenza, le imprese che hanno presentato la comunicazione preventiva devono inviare una comunicazione integrativa dal 3 gennaio 2027 al 17 gennaio 2027, attestando l’effettiva realizzazione degli investimenti indicati nella comunicazione iniziale. La comunicazione integrativa non può indicare investimenti superiori rispetto a quelli comunicati nella fase preventiva.

Questo passaggio è fondamentale: non basta prenotare il credito. Occorre poi dimostrare l’effettiva realizzazione dell’investimento, con fatture elettroniche, documentazione coerente e certificazione delle spese.


Come si utilizza il credito

Il credito d’imposta ZES è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. L’utilizzo può avvenire solo dopo il riconoscimento del credito e secondo le modalità previste dalla procedura. Il credito deve inoltre essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui viene riconosciuto e nelle dichiarazioni successive fino al completo utilizzo.

Il credito è cumulabile con aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato sugli stessi costi, ma solo entro i limiti delle intensità massime consentite dalla normativa europea.


Obblighi da rispettare dopo l’agevolazione

La misura richiede attenzione anche dopo l’ottenimento del beneficio. Se i beni non entrano in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione, il credito deve essere rideterminato. Inoltre, se i beni vengono ceduti, dismessi, destinati a finalità estranee all’impresa o trasferiti fuori dalla struttura produttiva agevolata entro il quinto periodo d’imposta successivo all’entrata in funzione, il beneficio viene rideterminato.

Le imprese beneficiarie devono inoltre mantenere l’attività nella ZES Unica per almeno cinque anni dopo il completamento dell’investimento, pena la decadenza dai benefici ottenuti.


Perché conviene valutare subito la ZES

La ZES Unica può essere uno strumento molto interessante per imprese che stanno programmando investimenti importanti, soprattutto nei settori produttivi, logistici, turistici, commerciali e dei servizi ammessi. Tuttavia, non è una misura da affrontare in modo superficiale.

Gli errori più frequenti sono:
- considerare agevolabile un investimento inferiore a 200.000 euro;
- non verificare l’area territoriale esatta;
- confondere la ZES con un contributo a fondo perduto;
- non rispettare la finestra temporale della comunicazione;
- inserire beni non ammissibili;
- non predisporre correttamente la documentazione contabile;
- sottovalutare l’obbligo della certificazione delle spese;
- non pianificare l’investimento in modo coerente con tempi, fatture, pagamenti e reale entrata in funzione dei beni.

Per questo motivo, prima di procedere, è opportuno effettuare una verifica tecnica completa dell’investimento.

Il credito d’imposta ZES Unica 2026 può rappresentare una leva concreta per ridurre il costo degli investimenti produttivi nelle aree ammesse, ma richiede una pianificazione accurata. La misura premia imprese che intendono investire in modo strutturato, con progetti superiori a 200.000 euro, beni strumentali coerenti e una documentazione amministrativa corretta.

Per le aziende che stanno programmando ampliamenti, nuovi insediamenti, acquisto di macchinari, impianti o immobili strumentali, la ZES può diventare un’opportunità fiscale rilevante. La valutazione preventiva è però decisiva: ogni progetto deve essere verificato in base ad area, dimensione aziendale, settore, investimento e compatibilità con gli altri incentivi disponibili.

Vuoi capire se il tuo investimento può rientrare nel credito d’imposta ZES Unica 2026?

Richiedi una valutazione preliminare: analizzeremo localizzazione, codice ATECO, spese previste, importo dell’investimento e possibilità di accesso all’agevolazione.

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